Serie Khong Completa

Posted: 14th dicembre 2017 by adminspirito in E-SHOOP

Salve

Non abbiamo proposto su queste pagine molte delle bottiglie di Rum uscite nelle ultime settimane perchè facevamo fatica a accontentare le molteplici richieste che ci sono arrivate. Della serie : Molte più richieste delle bottiglie disponibili (il mercato del rum è molto cambiato da quando abbiamo iniziato a raccontarlo qualche tempo fa, su questo non ci piove!!)

Comunque siamo qui per offrire una Serie Completa Khong del 70° Anniversario Velier.

La persona che la aveva prenotata da noi e per cui la avevamo conservata non la vuole più e quindi abbiamo pensato di proporla al primo che “batte un colpo”.

#NoEbbay

Serie Khong, 6 Bottiglie di :

  • Bielle 2007, Marie Galante, Single Cask #218, 55%
  • Mount Gilboa 2008, Barbados, 66%
  • Chamarel 2011, Mauritius, 55,5%
  • NINE LEAVES ENCRYPTED 2014, Giappone, Single Cask #3, 64,8%,
  • <H> 2010 – Diamond H, Giamaica, 62%
  • ST. LUCIA 2010, St. Lucia, Single Cask #734-0908 JD2, 58,6%

La Serie Viene venduta intera (sarebbe un delitto dividerla) quindi x favore non ci chiedete singoli pezzi.

MARIA ELENA BOSCHI & BANCA ETRURIA

Posted: 5th dicembre 2017 by adminspirito in VARIE

Salve

E’ un pò che non ci occupiamo di politica, quindi dopo il rinato interesse di questi giorni verso una delle nostre cittadine più illustri, Maria Elena Boschi Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio per le beghe di Banca Etruria, troviamo doversoso spiegare un paio di cose visto che possiamo appellarci al “lume della ragione” (della serie in quei giorni io c’ero, ho visto, ho sentito, io so!!). Credo che nessuno ci possa tacciare di avere simpatia per Renzi e la sua Corte men che meno che per le Banche ma ad onor del vero ne abbiamo per il senso di verità/giustizia, quindi in questo caso ci vediamo costretti ad imboccare un sentiero tutto nuovo.

Nei giorni che precedettero il fallimento di Banca Etruria tutti quelli che avevano dei Conti Bancari in quell’istituto cercavano di capire come regolarsi (nostro Padre, da poco tempo scomparso, aveva tutti i Soldi Investiti in Prodotti della Banca ed essendo una Eredità non mi era possibile spostarla in 4&48). Chiedevo spesso lumi ad un mio amico che sapevo avere la moglie nel consiglio di gestione della Banca, mi ricordo che arrivai anche a telefonare a Massimo Righi per chiedere se sapeva qualcosa in merito e/o se aveva dei consigli da dare in proposito.

La Risposta che trapelava dal Salotto Buono Aretino (compreso quel mio amico di cui sopra) era sempre la stessa “Tranquillo, ci pensa la Boschi, Banca Etruria non può Fallire, il Governo la Copre“. E come dice quella Vecchia Storiella : “Tranquillo ha fatto una brutta fine…..è morto incul…..”.

Infatto tempo una settimana la Banca è fallità e tutte quelle persone che avevano prodotti/azioni di Banca Etruria si sono ritrovati con niente in mano (nostro Padre x fortuna, nella sua integrità di uomo semplice, non si era fatto abbindolare dai promessilauti guadagni ed aveva firmato un tipo di contratto che rendeva poco ma che era coperto dallo stato”). Ma a parte le vicende personali (finite bene x fortuna) il succo di questo discorso è che Maria Elena Boschi non si è voluta occupare di Salvare Banca Etruria proprio per non andare incontro ad un palese conflitto di interessi.

La Boschi aveva lavorato per Banca Etruria e suo padre aveva fatto parte del Consiglio di amministrazione della Stessa e quindi, tutti gli aretini che contano, davano per scontato che, ora che la Bella Ministra era al timone del paese avrebbe salvato la Banca di Arezzo da un fallimento certo. Ed invece la Boschi, come ha sempre raccontato ai magistrati, quando c’è stata la riuniune di Governo che ha affrontato il problema Banca Etruria, è uscita dall’aula (in verità questo non vorrebbe dire niente, sarebbe bastato che, pur uscendo dalla stanza, avesse lasciato l’incombenza ad altri ma visto come è andata a finire direi che la sua uscità è stata proprio definitiva).

La Settimana scorsa, dopo il rinato interesse mediatico della vicenda, ho sentito Travaglio in TV che parlava di una riunione segreta a casa della Boschi (nei giorni precedenti il fallimento)  organizzata per parlare proprio dei problemi di Banca Etruria. Travaglio si chiedeva a quale titolo la Boschi partecipasse a questa riunione visto che era solo Ministro delle Riforme (e quindi con le banche non c’entrava niente), aggiungendo che solo per aver partecipato a questa riunione in un qualunque altro paese un Ministro si sarebbe già dimesso.

Mi viene naturale una domanda a Travaglio : “ma se hai un grosso problema nel tuo territorio (in questo caso Arezzo) a chi ti rivolgi??”. Rispondo io per Travaglio “ad un Politico eletto nel tuo territorio che può fare da tramite/ponte tra te ed il Governo/Parlamento per cercare di risolvere il problema”. Credo sia la cosa più normale e naturale del mondo (è quello che stiamo facendo anche noi, abbiamo contattato gli eletti dei 5 Stelle nel nostro territorio per fargli avere una nuova proposta di legge per riformare il settore della Distillazione in Italia). In questo caso ad Arezzo non c’era solo un semplice Deputato da contattare ma addirittura un Ministro. In Italia (ma non solo) si è sempre fatto così, dov’è la stranezza?!? In quel preciso momento la Boschi era l’autorità più in alto che il territorio Aretino poteva offrire e visto quanto era urgente la questione non troviamo davvero strano che sia stata coinvolta. Magari si dovrebbe capire a che titolo, se solo per far arrivare una voce al Governo non ci sarebbe niente di strano, se invece fosse intervenuta per fare altro allora si che si potrebbe palesare un reato ma visto comè andata a finire la faccenda….. non credo proprio si sia occupato di altro.

Quindi, personalmente, non vedo il motivo per cui Maria elena Boschi venga messa in croce per le vicende di Banca Etruria, visto che, per rimanere neutrale, non ha voluto fare pressioni sul governo per salvarla (probabilmente dopo aver letto le carte si sarà reso conto che la situazione era davvero insanabile). Diverso è il discorso per suo Padre che essendo stato amministratore di Banca Etruria è giusto che venga indagato per aver contribuito allo sfacello di una Banca Storica come quella di Arezzo.

Ci rendiamo conto che la questione Banche smuove non pochi interessi sull’elettorato e che è un ottimo strumento di propaganda per attaccare Renzi/Boschi, il Governo, ecc… ma noi non ci troviamo affatto d’accordo (non abbiamo mai nascosto le nostre simpatie per il M5S ma in questo caso siamo costretti a lanciare un “non in mio nome, grazie!!”). Di motivi validi per attaccare i Politici che ci amministrano ne saltano fuori uno nuovo ogni giorno (malgrado la situazione gravissima che stiamo vivendo da molti anni, questi signori continuano a fare i loro affari fregandosene di tutto il resto), non c’è bisogno di intestardirsi su questo che secondo noi potrebbe essere un autogol.

Tra l’altro in quelle settimane, quando il caso iniziava a montare, contattai personalmente la sede del M5S di Arezzo e gli chiesi di organizzare/fare qualcosa per seguire la vicenda e per offrirsi di aiutare i cittadini coinvolti nei problemi della Banca (un incontro, una manifestazione, altro). Mi risposero un pò piccati per la mia insistenza dicendo “abbiamo già passato la cosa all’associazione consumatori, noi non abbiamo tempo per occuparcene e non ci interessa”. Così quando scoppiò il bubbone e da Roma i vertici 5S chiesero di fare una manifestazione Nazionale ad Arezzo per i problemi di Banca Etruria questa fu un Flop, perchè il locale M5S non aveva mai fatto niente sul territorio per informare e/o per aiutare i cittadini che stavano vivendo questo dramma e di conseguenza quasi nessuno volle partecipare alla loro iniziativa.

Perdonateci ma il senso di giustizia & di verità è più forte di tutto il resto…..

Sti Svizzeri…… (Parte Seconda)

Posted: 3rd dicembre 2017 by adminspirito in VARIE

Salve

Non abbiamo mai smesso di pensare/lavorare ad una proposta di legge per riformare i vecchi regolamenti Italiani sulla Produzione/Coltivazione di Cannabis….. (ehmm)

Per fortuna anche in questo “campo” (mai termine fu più appropiato) gli Svizzeri non sono secondi a nessuno, mi ricordo quando una 20ina di anni fa emanarono la prima legge Europea che rendeva legale la Coltivazione di Cannabis a scopo “ornamentale” (bastava che tu evitassi di fumarla e potevi coltivarti le tue piantine in Terrazza, semplicemente a solo “scopo vivaistico” e/o per abbellire il balcone). Oppure mi ricordo i Negozi Erboristici che vendevano i Cuscini per l’Asma (imbottiti con Cime di Cannabis) e le decine di federe strappate che si potevano trovare al casello per rientrare in Italia. Chi dice che gli Svizzeri non hanno senso dell’umorismo mi sa che non li conosce mica tanto bene.

Ecco che ne hanno fatta un altra delle loro, mettendo questa estate, sul mercato, il primo pacchetto di Sigarette alla Cannabis, HeiMat, reperibili negli Shoop elvetici alla modica cifra di 20 Franchi Svizzeri (un Franco a Sigaretta). La Coop Svizzera è così diventato il primo rivenditore di Sigarette alla Cannabis (eccezione è il Canton Ticino dove sono state subito ritirate dal mercato, gli Italiani si sa, anche “insvizzeriti” sono sempre pericolosi).

Il Fenomano della Cannabis legale ha preso già da un pò anche qui da noi, solo che non è uguale per tutti i Paesi. Ad esempio in Italia il limite massimo di THC consentito è lo 0,6% mentre in Svizzera si arriva all’ 1%, quindi evitate di portarle in Italia in quanto qui da noi sarebbero Illegali (passi per il Cuscino per l’Asma ma le sigarette proprio no!!).

Ogni singolo pacchetto contiene 4 grammi di CBD distribuiti su 20 sigarette. «Non è una quantità eccessiva, ma l’odore e il sapore è quello della cannabis», spiega Roger Koch (Fondatore di HeiMat). L’erba legale contenuta non è tutta di provenienza svizzera «perché al momento è disponibile in poca quantità», spiega l’imprenditore. Che si aspetta un successo. «Stiamo facendo fatica a coprire tutti i pre-ordini». La strada per raggiungere gli scaffali è stata lunga. Ottenere la giusta combinazione di canapa, CBD e tabacco ha richiesto molto lavoro. Inoltre non è stato semplice miscelare con delle macchine tabacco e cannabis, spiega Heimat. Il marchio di sigarette mira in futuro ad utilizzare solo “erba” svizzera.

Heimat spiega che il contenuto di THC della canapa utilizzata per le loro sigarette è dell’uno per cento. E mette in guardia a chi intende portarle all’estero. A causa delle differenze nei valori limite di THC accettati negli altri paesi si rischia di esportare un prodotto illegale. Sul pacchetto è anche scritto non guidare un veicolo dopo aver fumato. Le sigarette, infine, sono vendute solo ai maggiori di 18 anni.

Il successo è stato così sorprendente che la ditta produttrice ha già dovuto raddoppiare i turni di lavoro e assumere nuovo personale: le 1000 stecche di sigarette prodotte settimanalmente non sono sufficienti a soddisfare la domanda: in alcune filiali Coop, distributore primario, il prodotto è già esaurito. Mentre i prodotti a base di cannabis light da un lato riscontrano grande successo sul mercato e conseguente copertura mediatica, dall’altro continuano a scontrarsi con limitazioni e improbabili regolamentazioni dovute a leggi retrograde e inadeguate: le sigarette alla cannabis sono infatti state sequestrate in tutti i negozi Coop del Ticino, dove è necessaria una ulteriore autorizzazione per la vendita, non prevista in altri cantoni, che può essere rilasciata soltanto a persone fisiche.

Sembra che la Philip Morris ci sia rimasta malissimo in quanto sono circa 5 anni che aveva nel cassetto il progetto per produrre le Sigarette alla Cannabis, e le cose si stavano anche mettendo bene negli USA (le indagini di Mercato prevedono un Mercato da 35 Miliardi di Dollari), solo che dopo l’elezione di Trump alla Casa Bianca hanno deciso di chiudere a chiave il cassetto!!

Dicono gli esperti, che le Industrie del Tabacco, non metteranno i piedi nel piatto della Cannabis fino a quando non avranno una copertura federale. Fino a quando, cioè, la Cannabis non sarà legale anche agli occhi della Dea, l’agenzia antidroga federale che, sulla base della legislazione attuale, potrebbe in teoria bloccare l’uso della marijuana anche dove un referendum lo ha reso possibile.

 

Sti Svizzeri …. e la Nuova Legge sulla Distillazione

Posted: 1st dicembre 2017 by adminspirito in ACQUEVITI VARIE

Salve

Non abbiamo mai smesso di pensare/lavorare ad una Proposta di Legge per riformare i vecchi regolamenti Italiani sulla Produzione/Distillazione risalenti al “Regno d’Italia” (cioè agli Anni30). In tutto il mondo le acquaviti stanno vivendo un momento d’oro, mentre l’unico in continua crisi è la Grappa Italiana e questo in parte (ma una grossa parte) è dovuto proprio alla mancata riforma di un settore che è regolamentato da leggi di Inizio 900.

In Italia aprire una distilleria Artigianale (una MicroDistilleria per intenderci) o aprirne una Industriale (una grande distilleria) ha praticamente gli stessi costi (a parte quello dell’impianto) ed è soggetto alle medesime “beghe burocratiche” (in Italia la burocrazia è sempre stato molto faragginosa ma vi posso assicurare che nel campo della Distillazione ha raggiunto vette impensabili, quasi Fantozziane). Questo finisce per scoraggiare tutti i giovani intenzionati a lavorare/investire in questo campo.

ALAMBICCO AMBULANTE con COLONNA di RETTIFICA

E pensare che la Comunità Europea, ormai da un pò di tempo, ha emanato le direttive da seguire per aiutare una Riforma del settore in grado di mettere tutti i paesi comunitari sullo stesso piano, ma l’Italia ed il suo Governo si è ben guardata da tradurla in pratica. Una buona fetta delle Distillerie esistenti ha sempre fatto pressione (attraverso la sua associazione di categoria un tempo parte di Confindustria) perchè queste nuove norme non venissero mai applicate. Vedono nell’ingresso di nuove leve un potenziale danno concorrenziale/commerciale (tutti futuri concorrenti insomma) e fanno di tutto per impedire una riforma del settore che renda più snella la regolamentazione sull’apertura di nuove distillerie in Italia. Nella loro miopia commerciale questi signori non si rendono conto che l’ingresso di “nuova linfa” sarebbe utile anche a loro perchè porterebbe ad un rinato interesse per i distillati Italiani (quelli di altà qualità ovviamente), un patrimonio storico/culturale che altrimenti rischia di scomparire, ostaggio di poche distillerie che assomigliano più a disalcolatori che a vere distillerie tradizionali/artigianali.

Cercando di ispirarci ad altri paesi che hanno già operato una vera riforma del settore abbiamo seguito il lavoro della Svizzera che per certi versi ha delle cose in comuni con la nostra penisola (in primis l’uso della lingua che ci permette di leggere con comodità i loro documenti).

LA FINE dell’ ASSENZIO in SVIZZERA

La Svizzera può vantare una lunga tradizione Distillatoria agricola/contadina data prevalentemente da materie prime fruttifere (Mele, Ciliegie, Prugne, ecc..), senza dimenticare il periodo storico dell’Assenzio. Questa tradizione contadina si è dovuta spesso scontrare con la politica dei Benpensanti Proibizionisti che nel corso dei decenni hanno cercato di mettere fuorilegge (o di ridimensionare il più possibile) il lavoro dei piccoli distillatori artigianali (nel corso della storia Svizzera ci sono state numerose campagne contro la produzione di alcol). Lo stesso Assenzio Svizzero, messo fuorilegge nei primi del 900 è tornato legale solo nel 2005, dopo che è stato finalmente abrogata la legge del 1910 che vietava la sua produzione a seguito di un Referundum Popolare (anche se veniva prodotto clandestinamente per tutto il 900). Insomma la Svizzera stava correndo il rischio di veder estinguere una fetta delle sue antiche tradizioni agricole/contadine legate alla produzione/distillazione di acquaviti (cosa che potrebbe succedere anche in Italia, la produzione del Brandy è ormai quasi estinta e la Grappa di qualità rischia di fare la stessa fine).

Come consuetudine degli elvetici (saranno poco simpatici ma sanno essere molto pragmatici) hanno preso la situazione di petto ed hanno deciso di riformare tutto il settore della produzione/distillazione, un modo per recuperare le antiche tradizioni (in particolare nelle valli di montagna) ed al tempo stesso di permettere lo sviluppo & crescita di un indotto artigianale/commerciale legato al mondo delle acquaviti. Le nuove leggi/regolamenti, già approvate, entreranno in funzione definitivamente nel 2018.

Sul sito della RFA Svizzera vi potrete sbizzarrire a leggere (anche in Italiano) tutto quello che riguarda la distillazione in Svizzera, dalla Storia dell’Alcool e delle Modalità produttive alle Nuove Leggi Emanate per Rilanciare & Proteggere questo settore.

Proviamo a riassumere i fatti salienti della Riforma della Distillazione in Svizzera :

  • I Controlli sulla produzione di alcool non sono più “obbligatori” (cioè ogni volta deve venire l’ufficiale incaricato della dogana per togliere i sigilli all’impianto e per seguire il processo di produzione e verificare la quantità di alcool prodotta) ma sono soggetti all’autocertificazione e quindi è il proprietario dell’impianto/distilleria che dichiara come & quanto alcool produce (fermo restando che l’agenzia del fisco si riserva il diritto di eseguire dei controlli a sorpresa per verificare la veridicità di quanto dichiarato). Se questo venisse applicato anche in Italia si risolverebbe uno dei nodi fondamentali, quello della mancanza di personale all’agenzia delle Dogane in grado di occuparsi del controllo del lavoro delle distillerie. Infatti alcune agenzie delle dogane Italiane finiscono per scoraggiare l’apertura di nuove distillerie (applicando un vetusto regolamento faragginoso alla lettera e soggetto a molteplici interpretazioni) perchè sanno di avere grosse difficoltà di personale e/o le competenze necessarie per seguirle.
  • Nella nuova legge Svizzera vengono finalmente tutelate le MicroDistillerie (le piccole distillerie artigianali) detassando le accise sulla loro produzione. In questo modo non si mette sullo stesso piano (e con gli stessi obblighi/costi) una piccola Distilleria Artigianale ed una Grande distilleria Industriale (come avviene in Italia).
  • Si è inserito la distillazione per “Conto Terzi”. I piccoli contadini e non solo (i semplici Privati insomma che non hanno un proprio impianto) possono usare/raccogliere/acquistare la loro frutta (la lavorano e la fanno fermentare) e portarla in una Distilleria con la licenza “Conto terzi” per lavorarla/distillarla li. Come da noi in Italia si fa per l’olio insomma, si raccolgono le Olive e si portano in un Frantoio per produrre l’Olio. In questo modo si contribuisce a tenere viva e a salvaguardare una tradizione tipica di alcune zone agricole/rurali che altrimenti sarebbe destinata a scomparire (in questo modo tutti quelli che Distillano di nascosto nelle loro cantine sarebbero incentivati a mettersi in regola, pagherebbero volentietri le tasse e ingrosserebbero le fila di un indotto non solo produttivo ma anche formativo e commerciale).
  • Tutto l’impianto della nuova legge è volto a stimolare/facilitare la produzione artigianele qualitativa di acquavite a scapito di una produzione massiccia di tipo industriale. Produrre acquavite di qualità finisce per avere ripercursioni anche sui consumi (si beve meglio ma si beve meno) e questo abbassa i costi pubblici/sanitari a media/lunga scadenza.
  • Sono stati pensati il Museo della Distillazione Elvetica ed altri organismi con il duplice compito di promuovere la cultura agricola legata all’Arte Distillatoria ed al tempo stesso di offrire Percorsi Formativi per insegnare a Futuri Distillatori che vogliono aprire una MicroDistilleria (ma anche privati) le Tecniche necessarie per lavorare in questo settore. Inoltre un affiancamento tecnico/artigianale per aiutare le nuove realtà.

Se le medesime leggi/regolamenti venissero applicate anche in Italia (sono ispirate alle Direttive della Comunità Europea e quindi un giorno si dovrà andare per forza in quella direzione) il settore della distillazione riceverebbe nuovi impulsi con l’ingresso sul mercato di tantissimi giovani affascinati da questo mondo (quando abbiamo fatto il corso per Mastro Distillatore eravamo una 20ina di persone che volevamo investire/lavorare in questo campo e altri ne abbiamo incontrati/conosciuti in questi anni). In Svizzera o in Austria, dove le leggi sulla distillazione sono state riformate cercando di varare una politica volta a aiutare i giovani ad investire in questo settore, sono state aperte (solo negli ultimi 2 anni) ben 6mila Dillerie Artigianali (in Italia ce ne sono poco più di 100 – cento – in totale). Le stesse cose stanno succedendo in altre parti del mondo (si pensi al fenomeno delle MicroDistillerie negli USA, più di 5Mila nuove aperture in soli 3 anni) e per altre tipologie di Distillati (Boum di Whisky & Rum, Rinascia del Gin Artigianale, Vodka, Tequila, ecc…). Inoltre siamo convinti che la nascita di un movimento di Giovani Appassionati della materia qua in Italia porterebbe giovamento a tutto il settore, come è successo 10/15 anni fa nel mondo della Birra con il Movimento dei MicroBirrifici (ci hanno guadagnato tutti, anche i vecchi marchi storici/commerciali perchè con il rinato interesse per la Birra di Qualità sono aumentati i consumi di tutto l’indotto). Se la granparte delle distillerie italiane già esistenti non si rendono conto che la Grappa sta vivendo un vero & proprio Suicidio Assistito, che c’è bisogno di riformare/rilanciare un settore in crisi e che questo può essere facilitato grazie ad movimento di nuove leve che altro non aspetta che gettarsi nella mischia, vuol dire che questi signori non sono Mastro Distillatori ma semmai dei ScolariRipetentiPresuntiDistillatori.

In Italia spesso si finisce per buttare tutto in Politica ma in questo caso è proprio la Politica che non sta facendo la sua parte, secondo un copione caro alla “commedia italiana”:

Ci sono un buon numero di distillerie (quasi tutte di tipo Industriale) che fanno di tutto per impedire una riforma del settore (chiamiamole con il loro nome, una Lobby) perchè fanno fatica a vendere i loro prodotti (ci credo, fanno dei distillati di mer….) e quindi hanno paura che se aprono nuove distillerie loro venderanno ancora meno di quanto riescono a fare oggi. Tutte le riforme che sono arrivate in Parlamento (2 tentativi negli ultimi 10 anni e tutto sommato abbastanza inutili perchè non affrontavano i veri nodi del problema) sono sempre state osteggiate da una parte delle Distillerie esistenti. I Politici Italiani non si vogliono occupare di questo problema perchè in verità è una questione molto ingarbugliata, che prevede un gran lavoro, per un settore tutto sommato di nicchia (della serie : perchè mi devo dar tanto da fare quando al massimo accontento 2/3mila persone, troppo poche per tanto lavoro). Lo stesso Zaia in Veneto (più volte interpellato) ha preferito girarsi dall’altra parte per non dover affrontare la situazione (del resto come come recita il titolo del Film Finchè c’è Prosecco c’è Speranza, quindi perchè perdere tanto tempo con la Distillazione quando il “succo d’uva frizzante” ci regala tanti soldi!?!). I Nuovi regolamenti in verità ci sono già (le Nuove Direttive della CE) ma l’Italia si guarda bene dal metterli in pratica. La Spagna che le ha usate a suo Vantaggio riesce a produrre Brandy (Industriale) a bassissimo costo tantè che alcuni dei famosi marchi storici del Brandy Italiano già da un paio di anni hanno smesso di Distillare e lo acquistano direttamente in Spagna per i propri imbottigliamenti/etichette (alla faccia del tanto sbandierato made in Italy di qualità).

Senza una adeguata riforma le Agenzie Doganali (a cui ti devi rivolgere per avere le necessarie autorizzazioni) rimarranno incapaci di poter seguire i nuovi arrivati e se le cose resteranno così il buon esito dell’apertura di una distilleria dipenderà dal funzionario della agenzia delle Dogane che ti capiterà di incontrare (della serie se trovi uno che si appassiona alla materia e a voglia di dedicarti del tempo puoi avere qualche speranza ma se invece trovi qualcuno che non ha nessuna voglia di seguirti andrà a finire che sarà quasi impossibile arrivare ad aprire una nuova distilleria). Del resto non è neanche colpa loro, senza una seria riforma saranno sempre sotto organico e soprattutto senza personale competente e adeguatamente formato/aggiornato per seguire questo settore. Infatti in Italia non è mai Colpa di Nessuno, anche questo è un Classico del Copione della Commedia.

Invece come ripetiamo ormai da tempo :

  • Riformare il settore (sul modello Svizzero se si vuole un esempio, oppure più semplicemente seguendo le direttive CE che già ci sono) agevolerebbe i Giovani interessati ad investire in questo campo (ma anche le grandi multinazionali del beverage sarebbero interessate a farlo, non dimentichiamoci che nella Liquoristica Tradizionale l’Italia non è seconda a nessuno e che i suoi marchi storici spopolano in tutto il mondo, peccato solo che molti di questi non producono più in Italia).
  • Con le nuove distillerie artigianali nascerebbe un movimento di appassionati/consumatori votato più alla qualità che al consumo di alcool fine a se stesso (riduzione dei consumi procapite), come sta succedendo in tutti gli altri paesi che hanno una Tradizione Distillatoria.
  • Si recuperebbero le antiche tradioni agricole/rurali legate alla distillazione (soprattutto nell’Arco Alpino per la Grappa/Frutta, al Centro per il Brandy, al Sud per gli Amari/Liquori).
  • Tutto l’indotto ne avrebbe gran giovamento con rinati investimenti e nuovi posti di lavoro.

E tutto questo non si fa perchè 4/5 politici/Tecnici non hanno voglia di fare il loro lavoro (per cui sono profumatamente pagati) e perchè un pugno di Distillerie Industriali vuole continuare a vendere i loro Distillati Mediocri?!?

Cari signore/i dalla Commedia all’Italiana, siamo passati alla Tragedia!!

Questo Video racconta della vendita & trasporto di una Vecchia Distilleria Mobile negli anni50, se vi volete divertire a guardare altri vecchi video sulla Distillazione (in Svizzera) ne potete trovare una bella raccolta in questa pagina.

 

Salve

Abbiamo sempre avuto un debole per il piccolo stato Himalayano incastonato tera i 2 giganti dell’Asia, India & Cina, non so spiegarlo a parole ma quando ci troviamo li avvertiamo come la sensazione di “essere a casa”. Rimasto inaccessibile agli Occidentali fino agli anni50, quasi totalmente montuoso, ci sono pochissime strade carozzabili ed ancora oggi i 2/3 del suo territorio possono essere percorsi solo a piedi.

Se vi divertite a cercare su questo Blog troverete vari articoli che abbiamo dedicato al Nepal, uno sulla Distillazione dell’Acquavite di Mele o di Riso in Autunno (quando ogni villaggio di montagna mette in funzione almeno 1 Distilleria, sembra di tornare indietro di 100anni), un altro sul loro Local Wine (termine che identifica la raccolta di un pianta selvatica che cresce in gran quantità……), ed infine alcune Asta di Beneficenza per raccogliere fondi dopo il tremendo terremoto del 2015 che rase al suolo metà delle città storiche della valle di Kathmandu. Il Nepal è un luogo davvero fantastico dove anche le divergenze più cruente riescono a trovare un punto di Incontro/Equilibrio (una Monarchia con un Parlamento Retto dai Partiti Comunisti che sono la maggioranza, Induismo – Islam – Buddismo – Cristianesimo qui convivono senza problemi) ed è probabilmente uno dei luoghi dove ci piacerebbe ritirarci per trascorrere gli ultimi anni di vita su questa terra.

In Nepal è ancora attivo (come in India&Cina) il lavoro di Raccoglitore di Miele selvatico di Montagna, favi/alverari che vengono costruiti dalle api sui costoni a strapiombo e per cui la loro raccolta presenta non pochi problemi logistici come si potrà vedere dalle foto/video più avanti. Le Api dell’Himalaya sono le più grandi al mondo tanto da essere state soprannominate “Ape Gigante” ed ovviamente un ape tanto speciale non poteva che produrre un miele altrettanto speciale.

In questo caso parliamo di un Miele davvero unico, che si raccoglie solo in Primavera e che contiene delle sostanze psicoattive (alcaloidi delle piante) che gli sono valsi in dialetto locale la nomea di “Miele Pazzo” mentre qui da noi in occidente il meno prosaico “Miele Allucinogeno”. Viene raccolto dall’Etnia Kulung (che vive a Nord/Est del Nepal, vicino al Sikkim) che poi lo utilizza anche nei propri riti religiosi. In Nepal, almeno nelle zone tribali/montagna, è ancora molto diffuso/praticato il credo animista e la figura dello Sciamano guida ancora molte delle attività religiose dei villaggi più isolati.

Sembra che il miele raccolto in primavera da queste parti possegga delle caratteristiche Psicotrope per via dell’altissimo contenuto di graianotossima presente in natura nelle piante ericaceae (Azalee & Rododendri) che in certe valli Himalayane fioriscono in gran quantità. Le api raccogliendo il nettare di questi fiori finiscono per raccogliere inevitabilmente anche le tossine responsabili delle allucinazioni che poi finisce direttamente nel miele dei loro alverari. C’è chi dice che l’effetto sul corpo umano sia molto simile alla Cannabis, chi invece racconta che sia molto più potente e che possa arrivare ad essere letale in caso di assunzioni eccessive. In minime quantità può essere inebriante, con tutto il suo contorno di riti tradizionali si dice che favorisca sogni e visioni, dosato in modo opportuno è un rimedio della medicina tradizionale, usato a sproposito – raccontano i Kulung – può indurre un forte rigetto (vomito e diarrea), alternando momenti di luce e di oscurità (cecità temporanea) e si resta, anche per molte ore, coscienti in uno stato catatonico di paralisi.

    Lo scorso anno il National Geographic ha finanziato una spedizione in Nepal per documentare il lavoro di quello che sembra essere l’ultimo raccoglitore di Med Honey rimasto in attività. Alcuni inviati hanno poi provato questo miele speciale e ne hanno raccontato gli effetti nel loro video. Visionando il video qua sotto potrete seguire i racconti degli inviati del NG dopo l’assunzione di questo miele speciale.

E in Italia la SISSC non si è certo fatta sfuggire l’occasione di dedicare una parte del loro convegno annuale a questo antico psicotropo.

Se volete farvi un idea del costo di questo Miele Speciale date un occhiata al sito web dell’azienda che lo commercializza, la MAD HONEY Crazy Nepal Honey.

La Cera di questo Miele Speciale viene portata nella valle di Kathmandu dove finisce per essere utilizzata nelle botteghe degli artigiani come calco per gli  stampi per la cesellazione di statue delle varie divinità del panteon Induista & Buddista.

Oggi questo miele speciale (molto ben pagato dall’Industria della Medicina Cinese) sembra destinato all’estinzione in quanto i suoi raccoglitori sono sempre di meno e perchè le Api selvatiche di montagna sono sempre di più minacciate dai pesticidi di un agricoltura intensiva e destinate piano piano a scomparire.

Mauli Dhan sale a 30 metri d’altezza su una scala di corda di bambù per prendere un alveare pieno di miele. Il fumo dell’erba che brucia disorienta le api: ciò può ridurre il numero di punture. Ma un passo falso prima di aggrapparsi alla corda di sostegno potrebbe risultare fatale

Asdhan Kulung (a destra) tiene fermo un favo che ha attaccato a due corde, mentre Mauli lo sega per staccarlo dalla roccia. I pezzi di favo, una volta tagliati, verranno calati a terra con l’aiuto delle corde. L’operazione può durare diverse ore

Dopo la caccia, due membri della squadra si riposano accanto al bottino: otto favi carichi di miele. La gran parte diventerà cera da vendere a Kathmandu. Mauli è l’unico che può staccare i favi dalla roccia. È anche l’ultimo cacciatore di miele che ha fatto “il sogno”. L’antica tradizione è forse destinata a scomparire

Uno sciamano rompe un uovo davanti ad un altare di foglia di banano che onora gli spiriti che proteggono Mauli. Uno di questi, chiamato Rangkemi, è apparso in sogno a Mauli quando aveva 15 anni. Il sogno (Mauli è l’ultimo abitante di Saddi ad averlo fatto) gli permette di tagliare gli alveari dalle montagne. Questa cerimonia si svolge prima di una caccia per assicurare un raccolto di successo. Difetti nelle uova sarebbero un cattivo presagio. Questo uovo era perfetto

Da Notare la Bottiglia di Whisky JW…….